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Balcani sempre più vicini all'Europa, ma in ordine sparso e con un anello debole, la Bosnia, ancora lontana da una vera stabilizzazione che, partita da Dayton, deve arrivare a Bruxelles per divenire definitiva. Da Gorizia, dove ha partecipato al Forum su "gli Scenari dello sviluppo dell'Area Adriatico-Balcanica", il ministro degli Esteri Franco Frattini ha fatto il punto su problemi e prospettive di un'area da sempre "prioritaria" per l'Italia. E se il presidente serbo Boris Tadic "coraggiosamente" sta portando Belgrado verso L'Europa, e il cammino di Paesi come la Croazia è già avanzato, è la Bosnia che l'Unione europea deve guidare attraverso un percorso che faccia dimenticare per sempre chi, dalle colline di Sarajevo, faceva il tiro a segno contro i civili che passavano sulla strada poi passata alla cronaca, se non alla storia, come 'Viale dei Cecchini'.

"Non dobbiamo sprecare il 2010 in attesa delle elezioni dell'autunno" in Bosnia, ma fare concreti passi avanti a partire dalla liberalizzazione dei visti, così come è già avvenuto in altri Paesi balcanici, ultima in ordine di tempo la Serbia, ha ricordato Frattini al Conference Center, a pochi passi dal confine italo-sloveno, dove si è parlato di integrazione e dove non molti anni fa una Gorizia attonita assisteva alla guerra nella ex Jugoslavia. Nel giugno 2010, ad ospitare un vertice sui Balcani sarà proprio Sarajevo, simbolo prima di "guerra e genocidio e ora di rinascita". Un vertice fortemente voluto dall'Italia, ma che sarà a guida europea. Invitati anche Russia, la cui influenza sulla Serbia è nota, e gli Stati Uniti. Un vertice che sarà, nelle parole del capo della diplomazia italiana la "prima azione politica forte" dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Il nodo chiave resta quello di passare dalla logica in qualche modo emergenziale degli accordi di pace di Dayton a quella di avvicinamento all'Europa. In particolare, secondo Frattini, è importante chiudere l'Ufficio dell'Alto Rappresentante - istituito proprio con Dayton, passando attraverso un ruolo guida dell'Ue.

Ma la ''questione Balcani'' è ampia e se, da una parte, il futuro dell'area dipende dalla volontà di riforme dei governi locali per raggiungere gli standard europei, dall'altra è fondamentale la risposta che l'Ue saprà dare alla domanda d'Europa che viene da oltre Adriatico. Ed è strategico, pur nelle specificità nazionali, creare un'integrazione delle reti di comunicazione e sistemi di approvvigionamento energetico interbalcanico e con l'Italia. L'obiettivo è un'area di libero scambio e di sviluppo equilibrato delle economie territoriali. Un'altra corsia, assieme a quella della stabilità politica, per l' avvicinamento all'Europa.(ANSAmed).