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{mosimage}Fra le sfide dell'Unione per il Mediterraneo: la promozione di progetti di incentivo al lavoro e il dialogo per la pace. Massima attenzione anche per i negoziati fra Israele e Palestina.

Lo sviluppo economico del Mediterraneo e la pace in Medio Oriente: sono le sfide della neonata Unione per il Mediterraneo, che ha cominciato a fare i primi passi a Barcellona, con l'inaugurazione del segretariato generale al Palazzo de Pedralbes. Nel sottolinearli, nel corso della cerimonia alla quale erano presenti i rappresentanti dei 43 membri, il segretario generale, il giordano Ahmed Masadeh, ha ricordato che "l'Unione per il Mediterraneo rappresenta l'agenda più complessa per le relazioni euromediterranee finora esistente, con i suoi obiettivi di lungo termine della sicurezza, la stabilità e la prosperità della regione". Un "nuovo capitolo della cooperazione fra le due sponde", multilaterale e interregionale, per promuovere uno sviluppo sociale ed economico attraverso progetti "tangibili" che, seppure "da soli non serviranno a risolvere i conflitti e l'instabilità dell'area, rappresentano mete condivise del lavoro comune" e le premesse per la pace globale della regione. Masadeh ha sottolineato che il suo mandato implica "il raggiungimento di risultati tecnici e la ricerca di risorse per realizzarli".

Da parte sua, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha definito la UpM "un miracolo", per "essere riuscita a mettere d'accordo tanti Paesi e sensibilità". Kouchner ha auspicato "la creazione di uno Stato palestinese che tutti desideriamo". "Lavoreremo per la pace nella zona", gli ha fatto eco il ministro spagnolo degli Esteri, Miguel Angel Moratinos, che ha salutato "la volontà dell'Autorità Nazionale Palestinese di iniziare i negoziati indiretti con gli israeliani". Uno spirito di dialogo che, come ha sottolineato Moratinos, sarà presente oggi nell'incontro di Cordoba fra i rappresentanti dei 27 Stati membri della Ue sulla situazione in Medio Oriente. "E' un trionfo dell'Unione per il Mediterraneo riuscire a far sedere allo stesso tavolo Israele, Palestina e i Paesi arabi", ha sottolineato il ministro, che ha confermato il vertice euromediterraneo del 7 e 8 giugno prossimi a Barcellona.

Tuttavia è stato il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, a sottolineare come "la mancanza di pace e l'assenza di dialogo è ciò che consente a Israele la politica dei fatti consumati sul terreno". Assieme al collega egiziano, Ahmed Aboul-Gheit, Judeh ha espresso il suo appoggio ai "colloqui di prossimità", che la prossima settimana avvierà l'inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente. "Speriamo che l'obiettivo dei due Stati e della fine del conflitto in Medio Oriente sia realizzato molto presto", ha aggiunto il rappresentante giordano. Anche per Aboul Gheit "molte delle difficoltà esistenti sono già state superate" e molte altre potranno esserlo "con il lavoro congiunto".

Con i ministri degli Esteri di Spagna, Francia, Egitto e Giordania, alla cerimonia ufficiale hanno assistito il commissario europeo della politica di Vicinato, Stefan Fule; l'alto rappresentante dell'Alleanza di Civiltà dell'Onu, Jorge Sampaio; il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa; il presidente catalano, Josè Montilla e il sindaco di Barcellona, Jordi Hereu.