Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito fa uso di cookie (tecnici e analitici ad essi assimilabili) per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Oltre ai precedenti il presente sito contiene componenti di terze parti (Google maps, Facebook, Issuu, Twitter, Youtube) che utilizzano cookie di profilazione a fini pubblicitari per i quali è necessario prestare il consenso. Può conoscere i dettagli cliccando sul pulsante "Cookie Policy". Proseguendo nella navigazione nel sito si accetta l'uso di tutti i cookie di terze parti precedentemente elencati.



Fermare la violenza sulle donne: questa la priorita' da affrontare in tutti i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, secondo quanto emerso dall'analisi condotta dal programma Euromed Gender Equality (Egep), che ha fatto il punto sulla condizione femminile dell'area in una tavola rotonda organizzata a Bruxelles. Il 'Programme to enhance quality between men and women in the Euromed Region', finanziato dall'Unione europea nell'ambito della politica di vicinato, coinvolge nove Paesi partner (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Territori palestinesi, Siria e Tunisia). ''Ci sono gia' strategie nazionali - spiega Judith Neisse, team leader dell'Egep - come nel caso del Marocco, dove inchieste ci sono gia' state, oppure paesi dove sono in corso, come in Tunisia. Alcuni paesi hanno norme sulle molestie sessuali nel codice penale, ad esempio Israele e Marocco. Nello specifico, il programma Egep aiutera' a condurre un'inchiesta nazionale in Giordania e in Libano, perche' sono i due Paesi che ancora non l'hanno condotta''.

Ci sono Stati che hanno inserito la violenza contro le donne nel codice penale e non nel diritto privato: ''ad esempio - continua Neisse - Giordania e Marocco: questo e' gia' un passo nella direzione della criminalizzazione della violenza, indipendentemente da chi la commette. Il solo diritto di famiglia infatti spesso non permette l'incriminazione dei mariti che commettono violenza: si dice che si tratta di dispute familiari, tensioni, si verifica una certa banalizzazione del fenomeno''. Altro tema chiave per i Paesi del Mediterraneo e' il ruolo della donna nel processo decisionale, nel pubblico e privato. ''Si parla della presenza delle donne - spiega la responsabile Egep - nel mondo economico o politico, ma anche del ruolo in famiglia. In alcuni Paesi la donna ha ancora uno status minoritario, perche' la legislazione, il diritto privato e diritto di famiglia, e' ancora basata sulla religione. In alcuni casi l'approccio e' arcaico, specie per il matrimonio oppure il divorzio.

Anche nel caso di Israele, per via dell'attaccamento alla legge dei tempi di Mose' ''. Riuscire a rendere laico il diritto di famiglia e' uno degli obiettivi da raggiungere per le donne della regione del Mediterraneo. Secondo Neisse, un caso dove sarebbe assolutamente necessario e' quello del Libano ''con il suo multiconfessionalismo, dove ciascuna comunita' religiosa ha le sue regole, dai cristiani ortodossi ai musulmani sciiti e sunniti, con discriminazioni diverse da una comunita' all'altra. Una soluzione sarebbe quella di avere un unico codice della famiglia, basato su considerazioni non religiose''. Alcuni Paesi poi ''hanno cominciato a lavorare sulla migliore interpretazione della legge islamica - afferma Neisse - rispetto alle convenzioni internazionali, come Marocco e Algeria''. Mentre a vantare uno status della donna e un codice di famiglia molto avanzato e' la Tunisia.

L'idea di Egep e' quello di creare sottogruppi di Paesi partner dell'Ue a livello regionale per lavorare sulla formazione a livello subregionale. ''Dopo la raccolta dati e delle priorita' - conclude la team leader del Programma Egep - per l'ultima fase abbiamo una serie di seminari regionali per lavorare con tutti gli attori coinvolti. Identificheremo una serie di priorita' di gruppi di paesi, sulla base delle quali faremo formazione, fra la seconda meta' del 2010 e la prima meta' del 2011''.(ANSAmed).