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Porre un argine alla situazione di rischio sociale in cui vivono i 12 milioni di gitani presenti in Europa, una popolazione equivalente a quella di Grecia o Belgio. Con questo obiettivo si svolge oggi e domani a Cordoba il II Vertice Europeo sulla Popolazione Gitana, alla quale partecipano 400 membri di questa minoranza provenienti da tutto il continente, per tracciare un bilancio delle politiche di inclusione sociale sviluppate negli ultimi anni.

Nella sola Spagna, secondo stime ufficiali, la comunita' rom conta oltre 700.000 persone, di cui la meta' abitanti in Andalusia. La riunione di Cordoba, come ha spiegato ai media il direttore della Fondazione Secretariato Gitano, Isidro Rodriguez, valutera' anche la proposta della Commissione Europea di mobilitare il fondo sociale europeo per le politiche di integrazione di questa minoranza, per ''far fronte alla segregazione e alla discriminazione dei gitani''. ''I gitani non hanno bisogno di un mercato del lavoro a parte, ne' di scuole che prolunghino la loro segregazione'', ha detto al riguardo il commissario europeo per gli affari sociali e l'inclusione, Lazlo Andor.

Da parte sua, Amnesty International ha chiesto alla Ue misure per porre fine ''al ciclo di discriminazione, poverta' ed esclusione'' del popolo rom. In un comunicato, l'Organizzazione per la difesa dei Diritti umani reclama ai Paesi della Ue una strategia specifica per garantire l'uguaglianza alla comunita' gitana e l'adozione di un piano d'azione concreto contro gli abusi sui gitani. Secondo AI, la Ue non esige responsabilita' alle autorita' nazionali che non compiono i loro obblighi di integrazione e omette di denunciare attacchi o manifestazioni razziste contro i rom, che si registrano nei Paesi membri.

Un rapporto redatto da Amnesty in collaborazione con associazioni gitane e altre Ong documenta che in molti Paesi, come Grecia, Italia, Bulgaria, Rumania o Serbia, i rom sono vittime di sgomberi ed esodi forzati, ''senza alcun diritto all'accesso ad alloggi o ai servizi primari''. (ANSAmed).