Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito fa uso di cookie (tecnici e analitici ad essi assimilabili) per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Oltre ai precedenti il presente sito contiene componenti di terze parti (Google maps, Facebook, Issuu, Twitter, Youtube) che utilizzano cookie di profilazione a fini pubblicitari per i quali è necessario prestare il consenso. Può conoscere i dettagli cliccando sul pulsante "Cookie Policy". Proseguendo nella navigazione nel sito si accetta l'uso di tutti i cookie di terze parti precedentemente elencati.

{mosimage}Conoscere per migliorare. Sperimentare per accompagnare le imprese agricole sui mercati internazionali. Individuare partnership per accrescere le potenzialità produttive e commerciali delle imprese olivicole pugliesi.

In poche parole mettere a punto sistemi in grado di 'rintracciare' olive e oli regionali. E' in sintesi la mission del progetto 'Interreg IIIA Grecia - Italia', di cui la Regione Puglia è partner, realizzato da un gruppo di ricerca italo greco, costituito dai ricercatori del Dipartimento di Chimica e PRO.GE.SA. dell' Università di Bari e dell'Università di Ioannina (Grecia) e da tecnici e agronomi della Coldiretti Puglia. I ricercatori, dopo una selezione delle imprese olivicole che metteranno a disposizione campioni di olive e oli, ne individueranno le caratteristiche principali, mettendo a confronto gli oli pugliesi con la produzione olearia della regione delle Isole Ioniche in Grecia."E' un progetto determinante - ha commentato il Direttore della Coldiretti Puglia, Giuseppe Brillante - al fine di impedire lo sfruttamento dell'immagine delle zone tradizionali di coltivazione o allevamento da parte di alimenti a base di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza da quanto indicato sulle confezioni ed evitare ogni tipo di sofisticazione, ovvero che prodotti di dubbia provenienza vengano spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, e che si utilizzino i marchi 'made in Italy', o peggio 'made in Puglia' per prodotti che non hanno nulla a che fare con il nostro territorio". Il comparto olivicolo-oleario, infatti, è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d'Origine Protetta) al 'Terra di Bari', 'Terra d'Otranto', 'Dauno', 'Collina di Brindisi' e 'Terre Tarentine' ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l'incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale."Le imprese agricole coinvolte saranno messe in rete - ha aggiunto Antonio Sacco, Professore Ordinario di Chimica Fisica dell'Università di Bari - nell'ambito di un network transfrontaliero per il quale sarà individuato un pacchetto di iniziative promozionali, tra cui l'apposizione del logo di progetto a garanzia di qualità e tipicità sull'etichetta e segno di appartenenza ad una rete virtuosa di aziende. Le imprese potranno usufruire dei dati raccolti, facenti parte di un inizio di banca dati che potrebbe essere implementata in futuro, caratterizzando in questo modo le peculiarità degli oli autoctoni della regione Puglia e della regione delle Isole Ioniche".

Fonte: sudnews.it

Bari, 1 febbraio 2007.

Redazione europuglia.