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L'Italia, nel 2010 “è ancora un paese di emigrazione''. È quanto si evince dal rapporto annuale stilato dalla Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo. Secondo il documento oggi i cittadini italiani iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero sono il 6,7% della popolazione totale residente nella penisola. Cifre che dimostrano un aumento dell'emigrazione italiana all'estero dato che solo nel 2009 i residenti fuori dall'Italia erano 113mila in meno.


E 4 anni fa erano addirittura 1milione in meno rispetto ai dati registrati nell'aprile di quest'anno dalla Fondazione Migrantes.

“Il rapporto testimonia che l'Italia oltre ad essere un paese di immigrazione è ancora un paese di emigrazione'', ha sottolineato monsignor Giancarlo Perego, direttore di Migrantes, ricordando che si tratta, oggi, '”soprattutto di una emigrazione giovanile e questo fa pensare alla necessità di politiche giovanili, universitarie, di rafforzare tutti i programmi di ricerca in maniera significativa nell'università ma anche nelle imprese''.

“L'estero ruba all'Italia i più bravi”. Così il rapporto stilato dalla Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo, pur non avendo dati complessivi ufficiali, conferma la “fuga dei cervelli” dal nostro Paese negli ultimi anni. Secondo il rapporto, infatti, non sono solo migliaia i ricercatori italiani che vanno a cercare fortuna all'estero, ma gli scienziati con performance più alte sono in gran parte gia' emigrati e lavorano nelle università e nelle imprese straniere.

Dal rapporto si evince che almeno 2 mila ricercatori italiani sono iscritti alla banca dati “DaVinci” presso le più importanti università nel mondo. Inoltre nel 2010 la Fondazione si è concentrata sull'emigrazione italiana in cinque paesi: Canada, Francia, Regno Unito, Romania e Spagna. In questi stati gli emigrati hanno un'istruzione secondaria medio alta (67,2% degli intervistati), si sentono per lo più integrati nel paese di accoglienza, sono proprietari di una casa e non pensano di rientrare in Italia.

Secondo, infine, una graduatoria che descrive la classifica degli scienziati italiani attraverso l'indice Hirsch, che misura il grado di performance della produttività degli scienziati, risulta che tra questi solo 7 su 10 lavorano in Italia, mentre tra quelli registrati nella parte alta della graduatoria ben due terzi si trovano all'estero. E, oggi i ricercatori italiani andati via dal proprio paese, non sono più giovanissimi. Infatti, secondo un'indagine, iniziata recentemente dal Cnr, i ricercatori all'estero per il 50% sono compresi tra i 30 e i 39 anni, mentre un terzo ha più di 40 anni. Quasi tutti hanno mantenuto la cittadinanza italiana, ma quasi la metà risiede nel paese in cui lavora attualmente ormai da dieci anni. E la maggioranza ha dichiarato che, prima di lasciare l'Italia, non aveva un lavoro.

Approfondimenti: scheda sintesi Rapporto 2010.

 

 

Fonte: ANSAmed