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Sicurezza energetica, mobilità, tutela del mare e potenziamento dei porti. Passa da queste priorità la costituzione della Macro Regione Adriatico-Ionica che vede coinvolti otto Paesi (Italia, Grecia, Slovenia, Croazia, Serbia, Albania, Bosnia e Montenegro) per un rafforzamento della cooperazione tra le due sponde dell'Adriatico. L'Iniziativa Adriatico-Ionica, lanciata ad Ancona 11 anni fa, ha segnato un altro passo in avanti a Jahorina (Republika Srpska di Bosnia) dove si è disegnata una sorta di road map per arrivare ad una definitiva approvazione da parte del Consiglio europeo nel 2014.


Una riunione a livello di viceministri e sottosegretari tra le nevi di una delle più belle località sciistiche dei Balcani, ad una quarantina di chilometri da Sarajevo, che ha visto la partecipazione anche del vicedirettore generale per l'Allargamento della Commissione europea, Stefano Sannino. Per l'Italia c'era Alfredo Mantica a ribadire come la costituzione della macro regione rappresenti ''un'opportunità per la Ue'', oltre che ovviamente per i Paesi coinvolti nell'Iniziativa. L'obiettivo è non solo razionalizzare l'impiego delle risorse comunitarie per l'area, ''senza disperderle in mille rivoli'', ma anche quello di lanciare un ''ponte'' verso quei Paesi dei Balcani occidentali che ancora non fanno parte della Ue ma che Roma considera ''strategico'' agganciare al più presto al treno comunitario per garantire stabilità e sviluppo alla regione dopo le tragedie degli anni Novanta.

Una sfida, quella della macro regione, che tutti si sono detti pronti ad accettare e che la Commissione Ue, per bocca di Sannino, ha assicurato di essere disponibile a sostenere, a patto certo che ci sia ''un impegno serio e significativo'' da parte di tutti i Paesi coinvolti. Ne riparleranno a maggio a Bruxelles i ministri degli Esteri degli otto Stati in una riunione ad hoc. Intanto si è indicato un orizzonte temporale preciso, il 2014 appunto, e una serie di progetti concreti per dare sostanza all'iniziativa.

La riunione di Jahorina non è stata il solo impegno di Mantica in Bosnia. Nel pomeriggio, a Sarajevo, il sottosegretario si è tuffato infatti in una serie di colloqui con esponenti politici e istituzionali bosniaci che, a più di tre mesi dalle elezioni politiche del 3 ottobre scorso, non hanno ancora trovato un accordo per formare il governo centrale del Paese. Per i veti incrociati su base etnica, i vincitori delle elezioni non hanno raggiunto l'intesa neanche per formare gli esecutivi delle due entità che compongono la Bosnia, ovvero la Republika Srpska (a maggioranza serba) e la Federazione croato-mussulmana.

 

 

Fonte: Ansamed