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Un appello all'unità tra le due sponde del Mediterraneo, per superare la crisi economica e sociale e guardare con fiducia al futuro. Soluzione che non può arrivare da un secondo piano Marshall per gli aiuti ai Paesi dell'Africa. Arguto, lungimirante e disincantato, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, una delle voci più significative del Nord Africa, premio Goncourt 1987.


Ben Jelloun afferma: ''I nostri tempi, la società del terzo millennio non è più disponibile a gesti di altruismo. La crisi globale ha coinvolto tutto e tutti e ognuno pensa a salvare se stesso. Eppure per superarla occorre che il nord ricco ma in costante calo demografico e il sud povero, ma sovrappopolato, lavorino assieme, mettendo da parte pregiudizi e razzismo. Magari prendendo qualche lezione di democrazia dal Nord Africa e guardando alla Svezia come modello di politiche sulla immigrazione''.

Lo scrittore, che vive in Francia, classe 1944, autore di best seller quali 'La Rivoluzione dei Gelsomini' e 'Il razzismo spiegato a mia figlia', arriva per la prima volta in Sardegna, ospite a Cagliari del convegno 'Le Radici come Futuro', coordinato dal docente universitario Mauro Pala e organizzato al Teatro Massimo, da Cedac e Prohairesis. Si è parlato di identità, immigrazione, razzismo e del tema più caldo dell'anno appena trascorso, la Primavera araba, le rivolte che hanno decretato la fine di tre regimi, in Tunisia, Egitto e Libia e scosso l'intero mondo arabo. ''L'Europa si è dimenticata del Mediterraneo, della sua sponda sud. Eppure l'immigrazione è una necessità - sostiene Ben Jelloun – per chi arriva in cerca di lavoro e per chi ha bisogno di manodopera. Invece si fa confusione, finiscono tutti nel calderone, regolari, clandestini in attesa di essere regolarizzati, micro criminali. Così si genera la paura, madre del razzismo''.

''Fino ad ora i capi di Stato di Francia, Italia, Spagna hanno fatto affari con i dittatori che si sono posti a loro volta come una diga contro l'islamismo - attacca Ben Jelloun - In cambio l'Occidente si è tappato le orecchie di fronte al grido di dolore delle organizzazioni umanitarie. I rapporti con la Libia si sono limitati a una visita di Gheddafi in Italia, un'altra in Francia, e le vacanze occidentali della figlia del dittatore libico''. Poi è accaduto quel che nessuno si aspettava. ''L'Europa, di fronte al malcontento sfociato nella Primavera Araba - riprende Ben Jelloun - è stata a guardare e sta tuttora alla finestra con un atteggiamento prudente''.

La ricetta per superare la crisi, a detta dell'intellettuale arabo, passa attraverso la cooperazione, solo così si può creare un futuro democratico. ''Razzismo e pregiudizio vanno a braccetto e si acuiscono con la crisi economica - chiarisce - Così non è strano che un 'pied noir' come Zidane, simbolo della Francia multiculturale, sia più popolare del presidente Sarkozy. Un segnale importante. Tanti altri ne arriveranno anche da voi in Italia, e così si potranno scrivere nuove e più belle pagine del futuro della società. Perché - afferma Tahar Ben Jelloun - doppia identità significa molteplicità culturale''.