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''Incantare di nuovo il mondo'': con questo titolo il Festival internazionale di musica sacra a Fez in Marocco, uno degli appuntamenti più importanti di tutta la scena culturale mondiale, approda quest'anno alla sua diciottesima edizione, proponendosi come punto di incontro d'eccezione tra civiltà diverse. La rassegna è stata presentata, dai suoi curatori, a Roma. 


Dall’8 al 16 giugno, nei riad e nei vicoli dell'antica medina della ex capitale imperiale marocchina, si mescoleranno, in un succedersi di spettacoli ed eventi, i canti di mistici egiziani  e di sufi pakistani, orchestre dall'Ungheria e dall'Italia e rapper berberi, musica zingaresca e occitana, il soul e i blues di star occidentali del calibro di Archie Shepp e Joan Baez e i maggiori poeti cantori ebrei e islamici contemporanei. Da quando è nato, ai tempi della Guerra del Golfo e tra le prime profezie su un'inevitabile scontro di civiltà tra Occidente e mondo musulmano, il festival è stato ''una sfida'', una forma ''di resistenza intellettuale'', spiega il presidente  e fondatore della rassegna, Faouzi Skali. ''Il Festival  - osserva Skali - dimostra infatti quanto abbiano in comune Occidente e Oriente, ebraismo, cristianesimo e Islam, a dispetto di chi vuole scavare fossati e trincee''. ''La stessa città di Fez - rimarca - è un esempio di memoria condivisa, con i suoi forti tratti andalusi e siciliani''.

Ogni anno a giugno, Fez si riprende un ruolo che le fu proprio per secoli: quello di capitale tollerante e aperta al mondo. Qui studiò Gerbert d'Aurillac, prima di diventare papa Silvestro II e di introdurre i numeri arabi in Europa. Qui insegnò il filosofo e fisico ebreo Maimonide. Il festival riannoda i fili con quel clima di intesa e fervore intellettuale. ''Vogliamo raccontare la bellezza interiore di ogni cultura'', afferma Skali. Sin dall'inizio, l'appuntamento di Fez ha avuto un successo straordinario. Nel 2001, l'Onu lo ha indicato come uno dei più grandi eventi di dialogo tra diverse civiltà. New York, Milano, Londra, Madrid vorrebbero creare forme di gemellaggio. Si parla ormai dello ''spirito di Fez''. ''Non a caso - osserva il presidente della Rassegna - l'edizione di quest'anno è dedicata al grande poeta persiano dell'undicesimo secolo, Omar al Khayyam, un mistico sufi che cantò la gioia e l'importanza di vivere ogni istante della vita, contro la politica cinica e immorale del potere e contro il fondamentalismo ideologico''. ''Un messaggio, il suo, valido allora come oggi'', conclude Skali.