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Tirare fuori dalla miseria i bambini siriani di Zaatari, campo profughi situato a Nord della Giordania, insegnando loro a giocare a calcio. Parte dalla volontà di dare speranza ai tantissimi piccoli scappati dalla tragedia siriana l'iniziativa sostenuta dall'ambasciata del Brasile in Amman che coinvolgerà un team di tecnici e sportivi incaricati di formare ottanta piccoli profughi e venti allenatori locali.

Un workshop di tre giorni, fa sapere l'allenatore a capo del progetto, José Antonio Mostacato, che coinvolgerà anche alcuni orfani giordani provenienti da tutto il Regno. Lo sport, ha detto nel corso di una conferenza stampa Mostacato, "ha cambiato la mia vita, consentendomi di uscire dalla favela in cui vivevo. "Se non avessi iniziato a giocare a calcio - ha detto - non so cosa mi sarebbe potuto accadere". Una condizione di indigenza, ha sottolineato, che accomuna tante star dello sport, "venute fuori da situazioni di estrema difficoltà". Ha una gran voglia di trasmettere la sua storia, dice, "perché - dice - questa può essere anche per voi la vostra via".

Lo sport, ricorda Mostacato, insegna valori quali il rispetto, gioco di squadra e capacità di affrontare le difficoltà. Questo workshop, ha fatto sapere dal canto suo l'ambasciatore brasiliano in Giordania, Renate Stille, rappresenta un'opportunità per portare un po' di normalità a questi bambini. Grazie alla formazione di tecnici locali, sostengono gli organizzatori, molti altri giovani all'interno di Zaatari, ma anche fuori, potranno imparare a giocare a calcio. Si tratta, dicono, "di una formazione durevole".

A sostegno dei rifugiati siriani, la stessa Fifa ha messo in campo un progetto fornendo attrezzature e kit. All'interno del campo profughi di Zaatari - che ospita diversi centri sportivi - é stato anche organizzato un campionato di calcio. (ANSAmed).