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"Bisogna parlare di una nuova cittadinanza, una cittadinanza europea". Lo ha detto il ministro per l'integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo a 'Unomattina' sulla questione dello ius soli. "Ho cominciato il mio mandato - ha spiegato - con due parole: ius soli. Ho ricevuto molte lettere di bambini che mi scrivono per raccontarmi come vivono con altri bambini.

Un bambino che nasce in Italia nasce nello stesso ospedale, lo stesso giorno di tanti bambini italiani, quindi cominciano un percorso insieme, frequenteranno le stesse scuole, le stesse palestre, solo che appartengono a famiglie diverse. Da qui la possibilità di richiedere la cittadinanza. Diversamente dai genitori, i quali, arrivando da un altro paese, avranno bisogno di strumenti e di un percorso per integrarsi".

"La legge in vigore dà diritto alla cittadinanza all'età di diciotto anni - ha proseguito - e non sempre riescono ad ottenerla. In Europa sono tanti i paesi che attuano lo ius soli, quello che cambia è il numero di anni. Nella mia proposta da deputata avevo indicato cinque anni. Nel Parlamento Europeo ho posto questo punto nell'agenda europea: parlare di una nuova cittadinanza, una cittadinanza europea, sapendo che chi ha la cittadinanza in un paese UE di fatto ha la cittadinanza europea". (ANSA).