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Per l'Unione europea sono finiti i tempi dei finanziamenti a pioggia ai Paesi partner, senza nessuna trasparenza su come i soldi poi vengano spesi. Nel prossimo piano d'azione da concordare con l'Egitto sarà necessario premere "sull'importanza della gestione delle finanze pubbliche e sulla lotta contro la corruzione", che garantisca "la trasparenza di bilancio e un audit esterno completamente indipendente".

Così il Consiglio Ue prende nota delle accuse della Corte dei Conti Ue di fallimento degli aiuti europei agli egiziani, nella gestione delle finanze pubbliche e nella lotta contro la corruzione da un lato e a favore dei diritti umani e della democrazia dall'altro. In totale, per il periodo 2007-2013 l'Egitto ha ricevuto dall'Ue circa un miliardo di euro.

I ministri degli esteri dei 28 concordano sul fatto che i principi base della democrazia e in particolare i diritti delle donne e delle minoranze rimangano "questioni chiave" per l'Egitto e su questo fronte continueranno gli sforzi di dialogo dell'Unione europea, ma allo stesso tempo fa presente "il contesto politico e istituzionale complesso" nel Paese fra 2007 e 2013.

L'efficacia degli aiuti "dipende dall'ambiente politico locale e regionale - si difende il Consiglio Ue - e arriva in combinazione con l'impegno delle aiutorità". I ministri degli esteri dei 28 incoraggiano quindi il servizio diplomatico europeo guidato da Catherine Ashton e la Commissione Ue "a sviluppare ulteriormente un maggiore dialogo politico, per assicurare la realizzazione degli obiettivi di riforma condivisi". Tutto questo applicando il principio per cui i Paesi partner "che fanno i maggiori sforzi per le riforme democratiche, riceveranno più aiuti". (ANSA)