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Torna a Roma il Pitigliani Kolnoa Festival (PKF), la principale rassegna italiana del cinema israeliano e di argomento ebraico. Dal 2 al 6 novembre, alla Casa del Cinema e presso il centro culturale Pitigliani, verranno proiettati 12 film, che il direttore artistico (insieme a Dan Muggia) Ariela Piattelli non esita a definire "dodici gioielli di cinema".

"Quest'anno - ha spiegato stamattina Piattelli durante la conferenza stampa di presentazione - abbiamo scelto di non lavorare per tematiche, ma di concentrarci sulla selezione per offrire esempi di eccellenze cinematografiche". I film proposti sembrano rispondere appieno a questo criterio, a partire dai documentari in cartellone.

Come il titolo di apertura, 'The Flat', di Aaron Goldfinger, che a partire dalla dismissione di un vecchio appartamento affollato di oggetti e ricordi affronta l'argomento della memoria, intesa come effetto della Shoah sulle generazioni successive. Farà discutere 'The gatekeepers', di Dror Moreh, in cui sei ex capi dei servizi segreti interni israeliani, lo Shin Bet, raccontano per la prima volta la loro verità, squarciando il velo delle versioni ufficiali. Mentre 'Children of the Sun', di Ran Tal, ricostruisce l'infanzia dei figli dei kibbutz nei primi del Novecento. Tal, autore pluripremiato, sarà presente alla proiezione.

Ma il PKF non è solo documentari, corti e lungometraggi. In tempo di spending review gli organizzatori della kermesse hanno scelto di proporre ai giovani registi o aspiranti tali un workshop dal titolo eloquente: 'Dal piccolo budget al grande schermo'. Interverrà il regista israeliano Sahron Bar-Ziv, la cui opera prima 'Room 514', realizzata con un budget totale di 15mila euro, è stata proiettata in 35 film festival internazionali, compresi i più prestigiosi come quello di Cannes. E non solo.

"Quest'anno abbiamo deciso di raddoppiare il nostro impegno con le scuole", ha sottolineato Ronny Fellus, consigliere del Pitigliani, indicando i due appuntamenti previsti, uno alla Casa del Cinema, l'altro presso il centro culturale. Un'iniziativa di impegno civile, oltre che culturale, che si sposa con la missione di questo festival. "Per conoscere un popolo - ha commentato l'assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, anche lei presente alla conferenza stampa - non c'è modo migliore che sedersi in una platea, sprofondare nel buio e consumare un film che quel popolo lo racconta". (ANSAmed)