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La storia recente di un Paese, l'Egitto, raccontata attraverso la satira pungente di un vignettista, Amr Okasha. Sbarcato a Roma qualche giorno fa in occasione della riapertura delle attività dell'Accademia d'Egitto con quaranta caricature - che saranno esposte fino al 12 novembre - il giovane artista racconta la sua esperienza e anche quella dei tanti che lo hanno preceduto.

Un mondo affascinante quello della satira politica attraverso il disegno, che risale ai tempi del Khedive, "quando in Egitto a realizzare vignette erano unicamente armeni, greci, spagnoli o turchi, e a diffonderle erano riviste straniere". A 42 anni, di cui 38 passati a disegnare, Okasha è fra i più noti caricaturisti egiziani del momento. Pubblica prevalentemente per il suo giornale, Al Wafd - per cui lavora dal 1991 - e per Al Dostur.

Molte delle sue vignette, però, vengono riprese dai media anglosassoni quali Associated Press, Bbc e The Economist. Altri, come il Washington Post, invece, gli chiedono spesso di esprimere la sua opinione attraverso le sue immagini satiriche. "Quando cadde Mubarak - racconta - disegnai per loro una vignetta: la distruzione della statua del faraone, circondata da persone che correvano in tutte le direzioni con frammenti di questa in mano. Gli egiziani stavano contribuendo allo scioglimento del regime". La seconda vignetta che venne pubblicata, prosegue, "era quella in cui un veliero battente bandiera statunitense aveva appena gettato in mare il presidente Mubarak. A circondarlo, tre squali: la Turchia, l'Iran e Israele".

Caricature molto più eloquenti di tanti editoriali. Raffigurare i potenti, in questo caso il potente, Mubarak, rimarca, non è mai stato facile. "Anche perché era proibito disegnarlo per intero. La prima vignetta in cui ho potuto raffigurarlo completamente fu quella che feci nel 2010, in occasione dello storico discorso di Obama al Cairo". Prima di allora, "impossibile toccare lui, la moglie Suzanne o i suoi figli. In particolare Gamal". Episodi di censura esistono un po' in tutte le epoche. Ai tempi del Khedive, come sotto il protettorato britannico, all'epoca del re Fuad e poi Farouk. "Farouk - rammenta Okasha - impedì per legge che qualsiasi caricatura potesse avere le sue sembianze". Allora le prime vignette in Egitto erano opera di stranieri e a pubblicare erano soprattutto la stampa armena e francese.

"A diffondere le prime vignette in Egitto fu Le Journal d'Abou Naddara, fondato nel 1877 da Yacoub Sanou", spiega Okasha. Mentre il padre della caricatura politica moderna egiziana fu l'armeno Saroukhan. Era il 1924-1925. "Bisogna aspettare il 1929 per vedere disegnatori egiziani, nonché la comparsa dello storico periodico Rose Al Youssef". Le pressioni sui giornali non migliorano con l'avvento di Nasser. "Negli anni Cinquanta arriva un nuovo giro di vite. In ogni quotidiano o rivista - sottolinea Okasha - c'era qualcuno, non un giornalista, preposto al controllo e che stabiliva cosa potesse uscire o su cosa dovesse essere fatta la vignetta del giorno successivo".

A tenere banco in quegli anni è soprattutto la politica estera e il conflitto arabo-israeliano. Dopo la guerra del Kippur, invece, l'attenzione si rivolge alla politica interna e alle questioni sociali. Le vignette di Okasha, oggi, mettono invece alla berlina tutto. O quasi. Dichiaratamente contro la Fratellanza musulmana, sotto Morsi lui e la sua famiglia vengono minacciati anche di morte. "Sotto il governo Beblawi, invece, nulla è vietato".

Di vignette sui militari o Al Sissi, però, non ne fa. "Non me la sento di fare nulla che possa in qualche modo pregiudicare la situazione attuale. Stiamo vivendo un momento molto difficile", replica. La sua prossima vignetta esce sabato su Al Wafd. "Beblawi pugile, minuscolo, circondato da quattro pesi massimi: scioperi, terrorismo, inflazione, crisi economica. Mi chiedo se sia possibile per lui metterli K.O.".(ANSAmed).