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Dopo oltre tre anni di paralisi, la Turchia riprende la rotta verso l'adesione all'Unione europea. A segnare lo storico giro di boa è il riavvio dei negoziati di adesione con l'apertura del capitolo sulle politiche regionali, che spiana la strada anche per la firma dell'accordo di riammissione fra Ue e Turchia, un'intesa chiave sul delicato fronte dell'immigrazione clandestina in Europa.

La ripresa dei colloqui costituisce "un momento di svolta, simbolicamente molto importante" ha sottolineato il ministro turco per gli affari europei, Egemen Bagis, che spera "nell'inizio di una nuova primavera della relazioni fra Ue e Turchia".

"Siamo convinti che sia nell'interesse di entrambe le parti che i negoziati riprendano slancio" ribadisce il ministro degli esteri lituano Linas Linkevicius, per la presidenza dell'Ue, dopo che il Consiglio aveva dato luce verde al riavvio dei negoziati con Ankara lo scorso 22 ottobre.

In realtà la conferenza di adesione fissata ieri avrebbe dovuto tenersi nel giugno scorso, ma era stata rinviata dopo la repressione delle proteste nelle principali città turche. Dopo i 40 mesi di stop "spero che non aspetteremo un altro periodo così lungo" prima di fare nuovi passi avanti, ha ripetuto più volte il commissario europeo all'allargamento, Stefan Fule, auspicando che l'Unione europea riesca "presto" a dare il suo via libera anche alla discussione dei "capitoli su diritti e liberà fondamentali e giustizia", gli stessi diritti tanto evocati dai manifestanti in Turchia l'estate scorsa.

Ma i tempi per far avanzare il dossier diritti umani non sembrano ancora maturi: ad ostacolare la decisione rimane ancora Cipro, e anche Ankara, ha ricordato Fule, "deve fare ulteriori sforzi", in primis aprire porti ed aeroporti proprio ai greco-ciprioti. In compenso la ripresa dei negoziati di adesione pare abbia ridato un'iniezione di fiducia ad altri colloqui fra Bruxelles ed Ankara.

Siamo vicini alla firma dell'accordo di riammissione e al lancio del dialogo sui visti" ha annunciato oggi Bagis. L'accordo, già siglato a giugno dell'anno scorso, prevede che sia gli immigrati clandestini di cittadinanza turca sia quelli provenienti da Paesi terzi ed entrati illegalmente nell'Unione attraverso la frontiera turca vengano riaccettati da Ankara nel suo territorio, qualora vengano espulsi dall'Unione.

Cosa incassa in cambio la Turchia? Il tanto richiesto avvio del 'dialogo sui visti', cioè la possibilità di facilitare l'accesso dei cittadini turchi nell'area di Schengen per periodi limitati, come già avvenuto per i vicini di Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Macedonia. (ANSAmed).