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"Sarajevo può diventare la Bilbao dei Balcani, con un suo Guggenheim progettato da Renzo Piano e opere dei maggiori artisti contemporanei, da Kounellis a Pistoletto, da Sol Levitte a Joseph Kosuth". Lo ha detto l'ambasciatore italiano Ruggero Corrias, salutando la firma dell'accordo per la riapertura di Ars Aevi presso Ars Depot, lo spazio del Centro Skenderija ristrutturato con fondi della Cooperazione Italiana nel 2007, ma chiuso da ormai due anni.

Dopo mesi di contatti e incontri promossi dall'ambasciata italiana, il 6 febbraio Ars Aevi riaprirà infatti al pubblico. "Ars Aevi è un sogno nato a Sarajevo, in piena guerra, durante l'assedio - ha detto ancora Corrias della collezione che, cresciuta di anno in anno, conta oggi 150 opere d'arte contemporanea donate da artisti come Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Joseph Beuys, Braco Dimitrijevi e Joseph Kosuth.

"Una felice e coraggiosa intuizione che ha stretto intorno alla città artisti di fama mondiale", ma che ora deve - ha aggiunto - "diventare una concreta e moderna realtà museale. Anche se, ha ammesso Corrias, ''il cammino non sarà facile e occorrerà una forte sinergia con i privati nella ricerca di fondi per la costruzione del museo.”

A firmare l'accordo i ministri per la Cultura e lo Sport della Federazione di Bosnia-Erzegovina e del Cantone di Sarajevo, Samir Kaplan e Ivica Saric, e del sindaco di Sarajevo Ivo Komsic. Ars Aevi era presente alla Biennale di Venezia nel 2013 in occasione dei 20 anni della sua fondazione. (ANSAmed).