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Un'Africa dinamica e vitale come partner per le nuove sfide economiche mondiali. Questi i contenuti del Rapporto 2014 sull'economia africana presentato ieri a Roma dal Centro Relazioni per l'Africa e la Società geografica italiana. Il documento, frutto della collaborazione tra Ocse, Banca dello sviluppo africana e il Programma di sviluppo delle Nazioni unite, evidenzia una crescita media del Pil africano nel 2013 intorno al 4% rispetto alla media mondiale del 3%.

Anche le proiezioni future sono promettenti, con un'ulteriore crescita al 4,8% nel 2014, fino al 5-6% l'anno seguente, seppure con dei rischi derivati dalle tensioni politiche e sociali del continente. Proprio questo aspetto sembra essere il vero freno dell'economia africana, e un ulteriore problema, nonostante gli impegni per l'eliminazione delle barriere tra i Paesi, sono le leggi restrittive sulla circolazione nel continente, anche a livello regionale.

Per quanto riguarda l'industria, il rapporto sottolinea l'importanza della Catena del valore globale come opportunità di crescita per l'Africa. I Paesi potrebbero inserirsi in stadi di produzione globale, specializzandosi in alcuni settori, non necessariamente di basso valore, senza dover sviluppare intere industrie. Su questo aspetto il contributo dell'Africa resta modesto, ma in crescita. Infine, secondo il rapporto, l'Africa è un continente ricco di risorse e lavoro, ma invece di attrarre investimenti esteri con agevolazioni fiscali sarebbe più utile rimuovere le barriere all'integrazione, modernizzare le infrastrutture e abbassare le tariffe d'importazione per i beni intermedi, oltre a promuovere agricoltura e occupazione.

"Da un'Africa da assistere siamo passati a un'Africa partner, per costruire iniziative non soltanto economiche, ma di governance, affrontando i problemi delle crisi politiche e sociali" spiega Paolo Sannella, presidente del Centro Relazioni per l'Africa. "Le soluzioni devono essere africane e affrontate dagli africani, ma con la collaborazione internazionale".

"Siamo sicuri che per l'Africa avere una rete di piccole imprese rende pù facile dare valore al territorio" ha aggiunto Fausto Aquino, presidente di Assafrica di Confindustria. "Un tempo si parlava di difficoltà dell'Africa, oggi si parla di opportunità di crescita bilaterale. L'Italia deve far valere sempre di più questo rapporto, soprattutto per quanto riguarda le imprese".

"L'Africa negli ultimi dieci anni ha abbracciato l'onda nuova di sviluppo" ha commentato l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi intervenuto alla conferenza. "Gli ostacoli adesso sono la governance e anche il terrorismo, sul quale sono stati fatti passi indietro con la crisi in Libia e gli estremisti di Boko Haram".

Secondo Prodi per un ulteriore sviluppo è necessario "investire nelle scuole ed educazione per sviluppare il nuovo ceto medio che governi, investire nello sviluppo delle infrastrutture e dei consumi" anche nella regione subsahariana, dove "la presenza delle imprese italiane è praticamente inesistente, seppure in leggera crescita". (ANSAmed).