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Il 2 maggio 2018, la Commissione europea ha presentato le proposte per il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027. Per quanto attiene alle politiche di cooperazione allo sviluppo e di vicinato, essa prevede l’istituzione dello Strumento per lo sviluppo, il vicinato e la cooperazione internazionale (NDICI). L’altro strumento è lo Strumento di assistenza preadesione (IPA), indispensabile per gli Stati membri che vorranno aderire al progetto europeo.
Qui di seguito si illustrano, in sintesi, gli obiettivi, il contenuto e le principali novità di questi due strumenti, dando conto dell’Audizione congiunta tenuta dalla commissione DEVE (Sviluppo) e la commissione AFET (Affari esteri) del Parlamento europeo il 9 ottobre 2018.

Allegati:

Lo Strumento per lo sviluppo, il vicinato e la cooperazione internazionale (NDICI) e lo Strumento di assistenza preadesione (IPA) nella proposta della Commissione europea per il periodo dopo il 2020
L’UE è il maggiore donatore mondiale di assistenza allo sviluppo, il primo partner commerciale e il primo investitore straniero nella maggior parte dei paesi del mondo. Il bilancio per il prossimo QPF 2021-2027 è mirato ad accrescere la visibilità delle politiche esterne dell’UE e dare maggior flessibilità agli interventi, in risposta alle crisi e alle sfide del domani.

Con lo Strumento per lo sviluppo, il vicinato e la cooperazione internazionale (NDICI), l’Unione europea si dota dei mezzi necessari per attuare una cooperazione internazionale più efficiente. Dopo le discussioni in seno al DAC-OCSE (Development Assistance Committee), l’UE ha rimodernato il corpus dello NDICI e oggi propone una dotazione finanziaria superiore (circa 89,2 mld di € su sette anni), una notevole semplificazione (accorpamento dei diversi fondi fino ad ora previsti, incluso il Fondo europeo di sviluppo) ed una maggior flessibilità. Il nuovo strumento è composto da tre pilastri:

  • Il pilastro geografico: 68 mld di €, investiti in base alle esigenze e alle priorità delle regioni del vicinato UE, in Africa e un rafforzamento dell’asse ACP (African, Caribbean and Pacific states);
  • Il pilastro tematico: 7 mld di €, a sostegno dei diritti umani, della democrazia e della società civile;
  • Il pilastro di reazione rapida: 4 mld di € per intervenire rapidamente nella prevenzione dei conflitti e a situazioni di instabilità.

E’ stata inoltre messa a disposizione una riserva supplementare di flessibilità (10,2 mld di €) per far fronte alle priorità e alle sfide emergenti.

Quanto allo Strumento di assistenza preadesione (IPA), esso offre sostegno ai paesi potenziali candidati all’adesione nell’UE, i quali dovranno adottare specifiche riforme istituzionali, sociali ed economiche per allinearsi con gli altri Stati membri. La dotazione finanziaria per questo strumento è di 14.5 mld di € per il prossimo QFM.


Audizione in Parlamento europeo sullo “Strumento per lo sviluppo, vicinato e la cooperazione internazionale (NDICI) nel nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP)”
L’audizione, tenutasi il giorno 09/10/18 in Commissione DEVE e AFET, ha portato alla luce numerosi punti di interesse per quanto riguarda l’attuazione nel nuovo strumento NDICI per il QFP 2021-2027. L’audizione si è divisa in un due parti:
1) I finanziamenti allo sviluppo e la coerenza delle politiche per lo sviluppo dopo il 2020;
2) Come garantire che lo NDICI consenta all’UE di agire in modo più efficace come attore mondiale.

Il primo tema (punto 1) è stato affrontato dalla rappresentante per le politiche di coesione dell’OCSE Ebba Dohlman e la delegata per CONCORD (Confederation for Relief and Development) Alva Finn. Dohlman ha illustrato, in particolare, la strettissima relazione tra lo NDICI e gli OSS (obiettivi di sviluppo sostenibile), spostando l’attenzione su questi ultimi. Ha ricordato come gli OSS siano diversi rispetto agli OSM (Obiettivi di Sviluppo del Millennio) poiché i primi interagiscono tra di loro, hanno una visione transfrontaliera e trans generazionale: ciò comporta numerosi vantaggi a breve e lungo termine. D’altro canto però, esistono dei fattori che creano scetticismo, innanzitutto i meccanismi istituzionali che assegnano poca priorità agli OSS (nella definizione delle priorità di azione dei governi gli OSS non sono sufficientemente tenuti in conto) e la possibile conflittualità tra i vari OSS (Esempio OSS 2 e 8). La relatrice ha concluso mettendo l’accento sul ridotto dialogo tra i diversi livelli di governo (locale/nazionale/europeo) nell’attuazione delle politiche di sviluppo. Se ben implementato, lo NDICI potrebbe supportare il rafforzamento della governance multilivello. Alva Finn (CONCORD), inoltre, ha affermato che l’UE non deve tralasciare nel nuovo strumento l’implementazione dei diritti umani e degli OSS. Molteplici gli aspetti positivi del nuovo strumento NDICI, come la dotazione di risorse finanziarie superiore a quella attuale, la semplificazione delle modalità di allocazione di tali risorse, la maggiore flessibilità e trasparenza. Ciononostante, sono ancora molti gli aspetti su cui intervenire, quali il rafforzamento degli aspetti ambientali, di inclusione sociale e la tematica delle migrazioni.

Per il secondo tema, sono intervenuti il rappresentante dell’ECDPM (European Centre for Development Policy Management) Alexei Jones e la delegata dell’EPLO (European Peacebuilding Liaison Office) Sonya Reines-Djivanides. Il rappresentante dell’ECDPM si è concentrato sui pro e i contro che deriveranno dal nuovo NDICI. Lo strumento è molto positivo per la sua ambizione, infatti se condotto con criterio esso può garantire un ruolo di primordine per l’Unione Europea, in vista delle molteplici sfide interne (Brexit, euroscetticismo) e all’esterno (mancanza di una politica comune europea per l’Agenda 2030). La delegata dell’EPLO, inoltre, ha segnalato che nello strumento non vi è alcuna menzione per i diritti umani. La proposta, secondo lei, deve essere migliorata ma si può partire dai lati positivi dello strumento, come le ingenti risorse messe a disposizione, il focus verso lo sviluppo per le regioni ed il vicinato e la buona pianificazione dei finanziamenti per le zone geografiche meno sviluppate.