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Giornata storica venerdì 9 dicembre 2011 a Bruxelles per la Croazia, che con la firma del trattato di adesione alla Ue stacca il biglietto per fare il suo ingresso nell'Unione il primo luglio del 2013, quando diventerà il 28° membro della famiglia europea. Piccolo passo in avanti anche per il Montenegro: i leader della Ue hanno concesso l'avvio dei negoziati nel giugno del 2012, anche se sotto condizioni. 


Resta invece in attesa la Serbia, che sperava di ottenere lo status di paese candidato ed è invece costretta a restare alla porta almeno fino a fine febbraio, penalizzata dalle tensioni scoppiate nelle scorse settimane nei valichi con il nord del Kosovo. Il vertice Ue ha rinviato a marzo la decisione su Belgrado, incaricando però i ministri degli esteri della Ue di verificare i progressi fatti dalla Serbia - e la sua volontà di applicare l'accordo raggiunto con Pristina – già nel consiglio di febbraio. A imporre un nuovo monitoraggio per la Serbia sono state Germania e Austria. Italia e Francia hanno spinto fino all'ultimo con i partner per riconoscere a Belgrado i progressi fatti e lanciare un segnale positivo alla Serbia. ''La Serbia non può e non deve rinunciare al suo futuro europeo'', ha dichiarato il presidente serbo Boric Tadic in una conferenza stampa a Belgrado. ''Qualsiasi altra decisione avrebbe conseguenze profonde e a lungo termine sulla vita della popolazione serba'', ha aggiunto il presidente, alle prese con un preoccupante risveglio del nazionalismo.

Ad eccezione del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha delegato il ministro degli affari europei, tutti gli altri leader hanno partecipato uno dopo l'altro, in ordine alfabetico, alla cerimonia della firma del trattato con la Croazia, dopo la lunga maratona notturna del summit 'salva-euro'. ''E' un giorno di gioia per la Croazia e per tutta l'Ue'' ha detto il presidente dell'Ue, Herman Van Rompuy, che ha rivolto ''un caloroso benvenuto nella famiglia europea'' ai cittadini croati, chiamati ad esprimere il sì finale all'adesione in un referendum previsto a inizio 2012. ''Proseguiremo le riforme fino a luglio del 2013'', ha assicurato il premier uscente croato, Jadranka Kosor, che ha poi partecipato insieme al presidente della Croazia, Ivo Josipovic alla foto di famiglia del summit e al vertice, come 'osservatore attivo'. Il lungo cammino di integrazione della Croazia, cominciato nel 2003, non è ancora finito: Zagabria continuerà ad essere sotto esame fino all'adesione, specialmente sui capitoli giustizia, concorrenza e lotta alla corruzione e criminalità organizzata.

Su questi ultimi due fronti si gioca anche il futuro nell'Ue del Montenegro, che dovrebbe aprire i negoziati di adesione nel giugno del 2012 se dimostrerà di avere fatto sufficienti progressi. I Ventisette hanno chiesto alla Commissione europea di preparare un rapporto, come base per la decisione del Consiglio sull'avvio delle trattative con Podgorica a metà del 2012. La Serbia invece non ha convinto tutti i paesi Ue, in particolare la Germania. Belgrado dovrà quindi ''continuare a mostrare un impegno credibile'' nel dialogo con Pristina, ma non dovrà aspettare il vertice di marzo. Sarà il Consiglio Esteri di febbraio a prendere una decisione, a compensare gli ultimi sforzi compiuti per trovare un accordo sulla gestione delle frontiere nel nord del Kosovo e l'arresto degli ultimi due criminali di guerra, Ratko Mladic e Goran Hadzic.