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Una Serbia attiva e dinamica, la cui immagine internazionale è radicalmente cambiata negli ultimi anni, si presenta oggi a Bruxelles all'avvio del negoziato di adesione all'Ue. Un risultato reso possibile dagli innegabili progressi compiuti dal Paese balcanico nel processo di democratizzazione e ammodernamento delle proprie strutture statali, che hanno consentito alla Serbia di lasciarsi definitivamente alle spalle un pesante passato segnato dalle guerre sanguinose che hanno sancito drammaticamente la fine della vecchia Jugoslavia socialista.

Belgrado ha definitivamente chiuso il capitolo doloroso dei conflitti armati degli anni novanta consegnando al Tribunale penale dell'Aja (Tpi) gli ultimi criminali di guerra richiesti dalla giustizia internazionale. Tra il 2008 e il 2011 sono stati infatti catturati nell'ordine Radovan Karadzic, Ratko Mladic e Goran Hadzic, ultime "primule rosse" e latitanti eccellenti che pesavano come macigni sul futuro europeo della Serbia. La nuova dirigenza europeista ha messo in cantiere i programmi di riforme necessarie ad avvicinare la Serbia all'Europa, impegnandosi a combattere seriamente corruzione e criminalità, e ha accettato di normalizzare i rapporti con Pristina concludendo lo scorso aprile un accordo storico sul Kosovo con la mediazione della Ue.

Tutti fatti questi che hanno convinto Bruxelles della effettiva volontà della Serbia di girare pagina e avviarsi sulla strada che la porterà nei prossimi anni a divenire membro a pieno titolo dell'Unione europea, seguendo le orme di Slovenia e Croazia, unici Paesi della ex Jugoslavia ad essere entrati finora nella Ue. Dopo la liberalizzazione dei visti nel 2010, la Serbia aveva ottenuto da Bruxelles lo status di Paese candidato nel marzo 2012, ma solo nel vertice europeo dello scorso dicembre era stato annunciato ufficialmente per il 21 gennaio 2014 l'inizio del negoziato di adesione.

Per il premier socialista Ivica Dacic, l'avvio del negoziato con l'Unione segnerà per la Serbia l'apertura di una "nuova era politica". Il Paese, ha detto incontrando il corpo diplomatico, proseguirà nel programma di riforme e si impegnerà a "costruire una società democratica basata sullo stato di diritto, a sviluppare i diritti umani e le libertà secondo gli standard europei".

Belgrado vuol fare in fretta. Per Dacic è ragionevole presumere che Belgrado riuscirà a soddisfare tutte le condizioni entro il 2018, per aderire a pieno titolo alla Ue nel 2020. Per l'ambasciatore d'Italia a Belgrado Giuseppe Manzo, il negoziato che si apre è una "opportunità storica per la Serbia e i Balcani", con Belgrado che può fare da "apripista" indicando la strada verso l'Europa agli altri Paesi della regione.

Ad assistere Belgrado nel lungo cammino negoziale con Bruxelles sarà tra gli altri Franco Frattini, l'ex ministro degli Esteri che dallo scorso ottobre à consigliere del governo serbo per i problemi dell'integrazione europea, in particolare per i capitoli 23 (diritti fondamentali e ordinamento giudiziario) e 24 (libertà, giustizia e sicurezza).

Un francobollo speciale verrà messo in circolazione in Serbia per celebrare l'inizio dei negoziati di adesione del Paese balcanico alla Ue. Il francobollo, del valore di 22 dinari, il prezzo che si paga per l'invio di una lettera normale, raffigura l'unione fra le bandiere serba e della Ue sullo sfondo del continente europeo. Un analogo francobollo celebrativo fu emesso nel 2005 in occasione dell'avvio dei colloqui con l'allora Serbia e Montenegro sull'Accordo di stabilizzazione e associazione.(ANSAmed)